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Un pensiero al 15enne somalo che non ce l’ha fatta: involucro di un’anima che ci ostiniamo a negare!

Ci stiamo abituando a quelle immagine di relitti carichi di disperati, di cadaveri, di straccioni, di bimbi dagli occhi assenti, di adolescenti violati nell’anima e di donne e uomini privati della loro dignità

Ci stiamo abituando alle notizie di morti annegati, soffocati, picchiati. Mi vergogno di me.

Un quindicenne muore per arresto cardiocircolatorio conseguenza di tutto il male subìto. Questa, l’ultima brutta notizia che dovrebbe istintivamente gravare sulle nostre coscienze come un masso. Ed invece si continua a fare zapping, per evitare che la nostra attenzione possa essere sottratta all’indifferenza ed attratta da una qualche riflessione o briciolo di senso di colpa. Neppure sullo schermo di un televisore vogliamo soffermarci su quei corpi. Siano essi corpi stipati o in movimento, stiamo abituandoci a vederli come fossero degli involucri di un’anima che ci ostiniamo a negare che esista.

Dedico questi pensieri al ragazzo di origine Somala soccorso due giorni fa nel Canale di Sicilia. Quando è stato tratto in salvo era in condizioni critiche, con evidenti difficoltà di movimento. Trasferito nella clinica di bordo della Dignity, in un primo momento ha risposto bene ai farmaci e alle cure mediche del team sanitario di Msf, tanto che le sue condizioni sono migliorate notevolmente nelle prime 24 ore. Ieri, mentre la nave stava facendo rotta verso l’Italia, è deceduto all’improvviso.

54 migranti morti per disidratazione: testimonianza dell’unico testimone sopravvissuto.

Nuova tragedia in mare: cinquantaquattro persone che tentavano di raggiungere l’Italia dalla Libia su un gommone sono morte, per disidratazione, nei giorni scorsi.
Lo riferisce un comunicato dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr) riportando la testimonianza dell’unico superstite che ha raccontato un calvario durato quindici giorni.

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